
Mi è stata segnalata la lettera sdegnata di un assiduo lettore del forum del Sig. Magdi Allam sul sito del Corriere della Sera, dove se la prende con me e con il mio post intitolato “Il Cristo al guinzaglio” che, ovviamente, invito a (ri)leggere prima di inserirsi nel dibattito. Il signore in questione, tale Raki, è anche un assiduo lettore del mio blog, visto che non è la prima volta che se la prende con il sottoscritto e - soprattutto - considerato che la sua lettera contiene ampi stralci non solo dei miei post ma perfino delle risposte da me date nei commenti. Devo dire che, innanzitutto, trovo decisamente davvero poco educato nonché di cattivo gusto evitare di intervenire là dove sarebbe il caso farlo, e cioè sul mio blog, (come hanno fatto d’altronde tanti altri che si sono espressi educatamente in disaccordo con le opinioni espresse in quel post) preferendo invece uno spazio accomodante dove il sottoscritto - se non fosse stato informato - non avrebbe mai potuto replicare. Detto questo, in attesa che questa lettera venga - spero - pubblicata anche sul forum del Corriere con la stessa visibilità data al signor Raki (ben tre messaggi nella sezione “Messaggi in primo piano”), la pubblico sul mio blog. Purtroppo, è sempre così facile e conciso lanciare accuse ed insulti, mentre è sempre più lungo e arduo ribattere a tali accuse con educazione e civiltà.
Non conosco questo sig. Raki, ma il fatto che mi assimili a degli stupratori nella sua lettera è semplicemente rivoltante. E la minaccia, in questo caso esplicita, della “pazienza a termine”, è decisamente preoccupante. Forse che in Italia gli stupratori sono solo immigrati o musulmani? Forse il fatto che degli stupratori siano incidentalmente musulmani lo autorizza a paventare azioni simili o anche peggiori a quelle che si sono verificate, ad esempio, a Varese? Va anche spiegato che nessuno attacca la signora Stefania Atzori perché nel suo blog estrapola episodi dal loro contesto condendoli con fatti che appartengono al passato ed altri inventati di sana pianta. Vedete, se la signora in questione gioca a citare Sure del Corano per descrivere i musulmani come barbari, chi potrebbe impedirmi di citare tante e tali cose dal Talmud da far rizzare i capelli in testa a chiunque si senta democratico ed antirazzista? Tanto per fare un esempio, "Voi Israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo non sono da chiamarsi uomini, ma bestiame". Eppure, giustamente, non mi sognerei mai di additare gli ebrei come razzisti solo perché il Talmud, scritto secoli fa, fa pensare che potrebbero esserlo. La sig.ra Atzori è inoltre sotto “accusa” perché è stata pizzicata a raccontare di inesistenti minacce ricevute da una mite avvocatessa che lavora per la Islamic Anti-Defamation League. La signora Atzori è stata quindi segnalata come una scrittrice fantasiosa, trascinando con sé la “credibilità” di siti spacciati per “autorevoli” come il FaithFreedomInternational di un certo dott. Sina, da lei stessa accusato di essere aduso alla manipolazione dei testi.
Il sig. raki non è da meno: riporta la frase conclusiva del mio articolo, omettendone una parte. La frase in questione recitava: “Vedete…Se una parte dell’Occidente ha perso la propria spiritualità, [ la propria moralità, il proprio senso del pudore, e - soprattutto - la misura della parola, scambiando l’insulto per “critica” e l’offesa per “libertà di espressione” ], è affar loro. Nulla da eccepire. Ma che pretendano di trascinare in quel abisso anche gli altri, non ci siamo. Che non si azzardino a farlo. Mai.” La parte tra parentesi quadre in questa citazione è quella “censurata d’ufficio” dal Sig. raki. Eppure rappresenta il nucleo del post in questione: la libertà di espressione e la critica non prescindono dall’educazione, dal buon gusto, dalla sensibilità umana, e - soprattutto - dal rispetto nei confronti di chi è “diverso”. Ho espresso il mio pensiero con molta chiarezza: se ad alcune persone - e ripeto - alcune, vedere l’immagine del Cristo trascinato come un cane al guinzaglio non fa né caldo né freddo, personalmente mi dispiace. Mi dispiace non perché l’Islam tributa un grande rispetto al Cristo, non perché discendo da origini greche ortodosse da parte materna, non perché ho studiato dai Salesiani al Cairo, ma come essere umano che vede il simbolo e il personaggio religioso più importante di altri esseri umani, il “figlio di Dio” appunto, rappresentato come un cane trascinato al guinzaglio. Come essere umano, quindi. Sensibile, aperto, rispettoso nei confronti degli altri esseri umani.
Diversamente da quanto il sig. Raki possa pensare, accusandomi di essere stato “accomodante” con il sig. Adel Smith nell’intervista che ha concesso a me e ad Aljazira.it. il mio impegno come giornalista, che porto avanti più che altro come hobby e che mi ha dato l'opportunità di intervistare anche altre persone oltre a Smith (Barbara Contini, Vittorio Agnoletto, Rachid Boudjedra...), è quello di dare a tutti coloro che leggono strumenti che consentano di formarsi una propria opinione. Il lavoro del giornalista presuppone la capacità del cronista di porgere l’informazione in maniera asettica, senza ricamare improbabili trame, senza prendere posizione. Aborro quelli che invece gliela forniscono pronta e confezionata. Quello che personalmente penso del sig. Smith è noto, anche al sig. Smith. Non mi pare di essere stato affatto “accomodante” con lui. E nemmeno lui è stato accomodante con me, visto che - contestandolo - mi ha perfino detto che probabilmente non conoscevo bene il Corano. Ma questo fa parte della discussione intercorsa tra di noi, della mia opinione personale su di lui e della sua su di me, che non mi permetterei mai di inserirla nel bel mezzo della sua intervista. Il fatto di avergli dato l'opportunità di esprimersi, così come farò con altri “rappresentanti” dell’Islam in Italia, è un servizio che offro ai lettori, non agli intervistati. Quello, però, che non riesco a capire è il motivo per il quale gettare un crocefisso dalla finestra sia considerato così grave, mentre portare un Cristo in giro con il guinzaglio sembri divertente e "umorisitico". Quello che non mi spiego è per quale motivo le parole usate da Smith siano additate al pubblico sdegno, mentre quelle del giornalista di la 7, il sig. Gad Lerner, sono state così rapidamente perdonate. Cosa dovrei concludere da questa presa di posizione? Che ai musulmani sia interdetta la libertà di esprimere la propria opinione, mentre a tutti gli altri si? E se per esempio io mi dichiarassi un “ateo musulmano” come la Fallaci si dichiara "atea cristiana" potrei definire i cattolici “fottuti figli Dio” e le donne ebree “scimunite”? Oppure questo è un diritto solo dei “democratici critici” dell’Islam?
Detto questo, credo di essere stato chiaro anche nella mia seconda considerazione, conseguente alla prima: se alla maggioranza facesse piacere dare alla propria madre della prostituta, non vedo per quale motivo dovrei essere costretto a farlo anch’ io. Mi piacerebbe davvero che il sig. Raki, e quelli come lui, riuscissero a capire che se a loro fa piacere vedere ridotto così il simbolo del loro credo, che si accomodino pure. Ma che possono dimenticarsi di costringere me o ad altri come me, a seguirli in questo gioco al dissacro ed al massacro. E, lo ripeto, se queste persone hanno perso la capacità di indignarsi, a noi quella rimane, e non intendiamo perderla per essere più gradevoli agli occhi di chicchessia. Non vedo cosa ci sia in questa considerazione di tanto preoccupante tanto e tale da richiedere addirittura un intervento, pensate un po’, dei magistrati. L’uccisione di Van Gogh? La persona che lo ha ucciso era un assassino, indipendentemente dalla vittima, su cui ho già espresso la mia personale opinione. Cosi come lo sono i cristiani che freddano i medici abortisti fuori dalle loro cliniche negli Usa. Ritengo dei perfetti imbecilli quelli che assimilano l’assassino di Van Gogh al sottoscritto ed a centinaia di milioni di altri musulmani che, molto laicamente, professano o non professano la loro fede in privato e vorrebbero che tale rimanesse.
C’é una nuova generazione di musulmani, cresciuti nell’ultimo secolo e in condizioni che hanno concesso loro di poter impegnare l’intelligenza in qualcosa di meno contingente che la mera sopravvivenza, sia nei loro paesi di origine che all’estero. Una generazione che è dinamica, sorprendente, che difende l’onore delle musulmane e dei musulmani in un’epoca, questa, dove è più redditizio da ogni punto di vista invece insultarli, terrorizzarli e discriminarli. E che ce la farà da sola, senza l’aiuto di nessuno. Ogni volta che potrò, e fino a quando mi sarà concesso, leverò la mia voce per denunciare gli abusi, griderò con voce tonante per chiamare a raccolta quelli che come me si sentono nauseati chi dal relativismo culturale e chi dall’ignavia religiosa. Li convocherò a gran voce a prescindere dalla religione che questi democratici, ai quali io sento, so e voglio appartenere, professino o non professino e chiederò a loro di unirsi a me ed a quelli come me per dire basta all’intolleranza travestita da libera opinione, all’odio travestito da critica, per dire di no al genocidio della ragione...Lascio a loro la violenza, a tutti quelli che prima l’odio lo sussurravano, e quindi ne hanno cominciato a parlare a voce alta, per oggi gridarlo dalle pagine dei libri, dei giornali, dei blog, dagli schermi della televisione e dagli scranni dei Parlamenti. Perché a questi mostri, un giorno, le urla non basteranno più, e vorranno sentire le nostre, mentre ci porteranno al macello, come hanno già fatto una volta. Le più grandi bestie che il mondo ha conosciuto erano in Europa, nella Germania di Hitler e nell’Italia di Mussolini. Nulla abbiamo da imparare da loro se non l’odio e la vergogna. Tanto abbiamo da insegnare e, forse, un giorno, gli "altri" ci ascolteranno.